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EDITORIALE 25 PDF Stampa E-mail

di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n. 25 - Estate 2009)

 

ORDINE E DISORDINE

 
 
“Gli uomini della Terra sono uccelli di diverso piumaggio, ciascuno con il proprio tipo di musica e il proprio canto e non appena l’illimitato potere di Dio discende alle sfere inferiori, si ode il canto degli uccelli che porta l’Altissimo attraverso tutte le stanze per sentire la dolce musica”.
  
El RaMak
  
Nel pensiero tradizionale cinese la musica è considerata come un’arte etica, non solo perché è intesa come una forma di autodisciplina individuale, ma perché, associata alla danza, nei rituali sacri, favorisce il coordinamento armonico tra movimenti di individui diversi. Nel testo più antico della tradizione musicale cinese (lo Yuei, datato tra il IV e il I sec. A.C.), l’arte della musica appare associata all’armoniosa combinazione dello xing, i sentimenti, del qing, le disposizioni naturali, di li e yi, il senso della giustizia, del qi, le energie vitali, ed infine dello yin e dello yang, il potere non chiuso in sé stesso ma aperto alla morbidezza. Pur essendo centrale il legame della musica con l’idea del li, dell’ordine, del principio, con una forte analogia alla razionalità del pensiero filosofico occidentale, emerge in questo testo una forte complementarietà tra gli aspetti sentimentali e quelli razionali della musica. Indulgere sui primi significherebbe provocare squilibrio nella forma, ma anche nell’anima e nel corpo; d’altra parte un’eccessiva attenzione agli aspetti formali condurrebbe ad una musica fredda, rigida e priva di quell’umanità che contraddistingue le doti di un’intelligenza matura ed equilibrata (rin) . Per Confucio la musica era considerata buona o cattiva a seconda che fosse, o no, funzionale alla realizzazione dell’armonia tra gli uomini e per questa ragione si è potuta rivelare una significativa affinità col pensiero di Platone, della funzione che essa aveva nella tragedia greca classica e di alcuni significativi filosofi della tradizione del nostro Occidente (basti pensare a Nietzsche per esempio). Ma se per l’Occidente la musica rappresenta in ogni caso un canale di comprensione (cum-prendere) e controllo del mondo, nell’antica Cina è piuttosto il “fiore della virtù”, perché si realizza nella misura, come straordinario strumento che sa modulare le passioni umane senza demonizzarle, né sopprimerle. Se infatti non vi fosse alcun ordine le emozioni evocate dai suoni e dai movimenti del corpo sarebbero sottoposti a forze potenti di disgregazione, così come accade nell’ambito socio-politico: se non vi fosse un corpus di riti che àrgini, senza esaltarne e senza azzerarne, le conflittualità tra gli individui, nel cosmo regnerebbe il caos, se non vi fossero leggi che disciplinino l’andamento delle stagioni ed il movimento dei pianeti tutto sarebbe lasciato al caos. Il pensiero cinese tradizionale, di qualsiasi attività umana si occupi, si è sempre preoccupato a garantire ampia libertà di movimenti a fenomeni di ogni specie ma, allo stesso tempo, perché questa realizzazione di libertà non sia né statica né precaria. In questo senso il li , intesa come forza ordinatrice non è né accidentale né occasionale, ma è una sorta di nutrimento dell’universo. Se dunque non vi fosse la forza della forma, i sensi non potrebbero percepire alcunché ma avvertire solo un magma indistinto di stimoli. Nella musica il li non ingessa le forze ma è esso stesso forza che imprime una forma universale alle infinite espressioni della realtà .
 
Non solo: sebbene prodotta dall’uomo essa favorisce l’armonia del cosmo e della natura, canti e ritmi umani da un lato, canti e ritmi animali dall’altro coesistono in una prospettiva di echi e risonanze. Appare allora coerente e non stravagante che alla musica venga associato anche il valore del qi,che secondo la cosmologia cinese sale dalla terra verso il cielo e scende dal cielo verso la terra: non solo tecnica dei suoni ma uno dei modi privilegiati dell’uomo di esprimere la natura dinamica della realtà. Questa magnifica corrispondenza non attraversa solo i cinque elementi dell’universo (Terra, Metallo, Legno, Fuoco, Acqua) ma i cinque sentimenti (Ansia, Tristezza, Collera, Gioia, Paura ). L’origine di tutte le note è nel cuore dell’uomo recita lo Yueij. Va precisato che la valenza stessa della parola cuore (xin) non traduce mai una condizione fissa, non allude al solo l’organo fisico naturalmente, ma alle volontà, ai desideri, alle facoltà intellettive dell’uomo, è anche stato d’animo, mente, sentimenti in divenire.
 
Si può dunque comprendere che la musica sbocci dal pensiero radicato nella cultura cinese per cui ogni cosa procede e mai s’arresta. I suoni nascono dai movimenti e dalle trasformazioni della natura, le note nascono dall’abilità umana di imprimere ordine e misura ai suoni. Queste due nascite non si oppongono e contraddicono perché sono esse stesse manifestazioni della natura cosmica. La continuità tra la natura umana e la natura del cosmo secondo l’armonia dei cinque elementi che consentono di comprendere tutti i livelli di realtà e gli altri aspetti del mondo che circonda e accoglie l’uomo, come le voci degli animali, le quattro stagioni rotanti attorno al perno, le quattro sale cardinali del Ming tang, ossia la Casa del Calendario in cui si vede una sorta di concentrazione dell’Universo (edificata su base quadrata, poiché la Terra è quadrata, questa casa deve essere ricoperta da un tetto di paglia, rotondo come il Cielo. Ogni anno e durante tutto l’anno, il sovrano circola sotto questo tetto e ponendosi all’oriente appropriato inaugura successivamente le stagioni e i mesi). La musica quindi è, per sua natura, intrinsecamente dinamica e risulta, assieme alla danza ed alla pittura, l’arte che meglio rappresenta l’aspetto fluente della vita, cosmica e umana, regolandole consonanze e dissonanze, ordine e disordine.
 
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