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EDITORIALE 19
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di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n. 19 - Inverno 2007)
PERCORSI D’AMORE Inchina il capo, congiunge le mani, sorride, saluta con lo sguardo amorevole. E’ la forza altissima, la comunicazione essenziale e disarmante del Lalai Lama, i gesti a cui questo “semplice monaco buddista”, come ama spesso definirsi, affida il suo messaggio di pace e giustizia in tutto il mondo e per la causa del popolo tibetano, prima ancora che alle sue parole, gli auspici e gli appelli alla pace interiore come responsabilità di tutti gli uomini. Sua Santità è intervenuto in una conferenza stampa, tenutasi al Castello di Udine il 10 dicembre scorso e, oltre alle visite di Milano, Roma e Torino, ha voluto onorare della sua presenza la città, nell’ambito di una serie di incontri che vogliono ricordare il suo continuo impegno a difesa di tutti quei diritti civili negati, non solo nel suo paese. Sono passati diciotto anni da quando il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso ha ricevuto il premio Nobel per la pace ed in tutto questo tempo - ha ricordato - non ha smesso di considerare questo riconoscimento per migliorare le condizioni di tutti i popoli oppressi dalla violenza con la denuncia e con metodi non-violenti, con la semplicità delle parole. “Fino alla mia morte mi propongo di promuovere la compassione tra gli uomini e migliorare la comunicazione tra differenti credi religiosi”, poiché, è un interesse reciproco e globale dell’umanità vivere secondo valori condivisi, e amore, affetto, tolleranza, compassione sono universalmente condivisi e condivisibili, ha aggiunto. “Ognuno di noi è chiamato a sviluppare sentimenti di gentilezza verso gli altri, nella pratica quotidiana prima ancora che nei pensieri e nelle parole e solo questo sforzo individuale e costante può essere esteso globalmente nel mondo”. Ma non solo chi possiede una fede ha la possibilità di sviluppare i sentimenti del perdono e dell’amore reciproco, perché questi valori vanno oltre ogni religione, sono “elementi biologici” della nostra vita, così come l’amore filiale, così come i sentimenti e l’affetto che proviamo per chi ci è più caro. Sono sentimenti necessari per la nostra esistenza, naturali per la realizzazione della bellezza e della salute della nostra vita. Anche la scienza e la medicina vanno scoprendo che chi si nutre di questi sentimenti quotidiani vive in uno stato di benessere e, viceversa, chi si nutre di rabbia e rancore, tende ad ammalarsi nel corpo e nella mente. La crescita interiore – aggiunge il Dalai Lama – è uno sviluppo laico di ogni coscienza. Anche la situazione tibetana è una questione di coscienza civile, è una questione morale, è una questione di giustizia, non politica e, come in tutte le terre del mondo in cui si verificano le più esecrabili violazioni dei diritti inalienabili va portata alla conoscenza di tutti perché se ne possa discutere, perché si possano trovare soluzioni non violente.” Alla domanda se siano proprio religioni differenti a portare conflitti, Sua Santità risponde che non è una considerazione estensibile, che in ogni gruppo umano e religioso ci sono persone “malevoli” ma ciò non toglie che la maggior parte dei credenti sia ispirato dai principii positivi che ogni credo comporta. E’ l’amore il sentimento a cui tutta l’umanità si ispira ed in questo bisogna fermamente sperare: “Viviamo e ci nutriamo di speranza”, dice Sua Santità, ”nella fiducia delle nostre azioni e parole future”. Infin,e se le Olimpiadi possano essere un’occasione di felicità per tutti gli uomini, Sua Santità risponde che è giusto che la Cina, essendo tra i paesi più popolati e con una storia lunghissima alle spalle, ospiti i giochi olimpici, ma anche che questa sua storia non sia “eccelsa ed esemplare” nel rispetto dei diritti umani, il che porta a sperare che il governo cinese colga l’occasione per migliorare il suo atteggiamento in tal senso e che gli intellettuali e gli imprenditori abbiano un ruolo rilevante per la promozione della libertà degli uomini (parole pronunciate poche ore prima della notizia che la Cina ha escluso il Tibet dalla partecipazione alle Olimpiadi 2008). Questo augurio ha chiuso l’incontro e ci ha fatto pensare a quanto la sottile trascuratezza della stampa nazionale e la significativa assenza di gran parte dei politici, rispetto alla visita di “un semplice monaco buddista”, siano stati, purtroppo per loro, una mancata occasione d’amore.(
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Inchina il capo, congiunge le mani, sorride, saluta con lo sguardo amorevole. E’ la forza altissima, la comunicazione essenziale e disarmante del Lalai Lama, i gesti a cui questo “semplice monaco buddista”, come ama spesso definirsi, affida il suo messaggio di pace e giustizia in tutto il mondo e per la causa del popolo tibetano, prima ancora che alle sue parole, gli auspici e gli appelli alla pace interiore come responsabilità di tutti gli uomini. Sua Santità è intervenuto in una conferenza stampa, tenutasi al Castello di Udine il 10 dicembre scorso e, oltre alle visite di Milano, Roma e Torino, ha voluto onorare della sua presenza la città, nell’ambito di una serie di incontri che vogliono ricordare il suo continuo impegno a difesa di tutti quei diritti civili negati, non solo nel suo paese. Sono passati diciotto anni da quando il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso ha ricevuto il premio Nobel per la pace ed in tutto questo tempo - ha ricordato - non ha smesso di considerare questo riconoscimento per migliorare le condizioni di tutti i popoli oppressi dalla violenza con la denuncia e con metodi non-violenti, con la semplicità delle parole. “Fino alla mia morte mi propongo di promuovere la compassione tra gli uomini e migliorare la comunicazione tra differenti credi religiosi”, poiché, è un interesse reciproco e globale dell’umanità vivere secondo valori condivisi, e amore, affetto, tolleranza, compassione sono universalmente condivisi e condivisibili, ha aggiunto.
“Ognuno di noi è chiamato a sviluppare sentimenti di gentilezza verso gli altri, nella pratica quotidiana prima ancora che nei pensieri e nelle parole e solo questo sforzo individuale e costante può essere esteso globalmente nel mondo”. Ma non solo chi possiede una fede ha la possibilità di sviluppare i sentimenti del perdono e dell’amore reciproco, perché questi valori vanno oltre ogni religione, sono “elementi biologici” della nostra vita, così come l’amore filiale, così come i sentimenti e l’affetto che proviamo per chi ci è più caro. Sono sentimenti necessari per la nostra esistenza, naturali per la realizzazione della bellezza e della salute della nostra vita. Anche la scienza e la medicina vanno scoprendo che chi si nutre di questi sentimenti quotidiani vive in uno stato di benessere e, viceversa, chi si nutre di rabbia e rancore, tende ad ammalarsi nel corpo e nella mente. La crescita interiore – aggiunge il Dalai Lama – è uno sviluppo laico di ogni coscienza. Anche la situazione tibetana è una questione di coscienza civile, è una questione morale, è una questione di giustizia, non politica e, come in tutte le terre del mondo in cui si verificano le più esecrabili violazioni dei diritti inalienabili va portata alla conoscenza di tutti perché se ne possa discutere, perché si possano trovare soluzioni non violente.”
Alla domanda se siano proprio religioni differenti a portare conflitti, Sua Santità risponde che non è una considerazione estensibile, che in ogni gruppo umano e religioso ci sono persone “malevoli” ma ciò non toglie che la maggior parte dei credenti sia ispirato dai principii positivi che ogni credo comporta. E’ l’amore il sentimento a cui tutta l’umanità si ispira ed in questo bisogna fermamente sperare: “Viviamo e ci nutriamo di speranza”, dice Sua Santità, ”nella fiducia delle nostre azioni e parole future”. Infin,e se le Olimpiadi possano essere un’occasione di felicità per tutti gli uomini, Sua Santità risponde che è giusto che la Cina, essendo tra i paesi più popolati e con una storia lunghissima alle spalle, ospiti i giochi olimpici, ma anche che questa sua storia non sia “eccelsa ed esemplare” nel rispetto dei diritti umani, il che porta a sperare che il governo cinese colga l’occasione per migliorare il suo atteggiamento in tal senso e che gli intellettuali e gli imprenditori abbiano un ruolo rilevante per la promozione della libertà degli uomini (parole pronunciate poche ore prima della notizia che la Cina ha escluso il Tibet dalla partecipazione alle Olimpiadi 2008). Questo augurio ha chiuso l’incontro e ci ha fatto pensare a quanto la sottile trascuratezza della stampa nazionale e la significativa assenza di gran parte dei politici, rispetto alla visita di “un semplice monaco buddista”, siano stati, purtroppo per loro, una mancata occasione d’amore.













