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di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n. 17 - Estate 2007)
NEL GREMBO DELL’UNIVERSO
Nella tradizione spirituale indiana l’udito e la parola che viene udita assumono grande importanza. Con la parola “ascolto” (sruti) si indicano, per esempio, le scritture sacre, basate sulla rivelazione divina e, diversamente dalla nozione di logos (fondamento razionale) e verbum (parola pronunciata) della cultura d’Occidente, ciò che è stato udito è più importante di quanto sia stato scritto, detto e compreso: la preminenza dell’ascolto e dell’oralità nei testi sacri (Veda) infatti, non veniva coltivata solo nella casta dei sacerdoti ma nel sentire comune. Anche la religiosità popolare indiana vive di racconti e si perde in essi, per poi riemergere, trasfigurata nell’ascolto, come radice di nuova sapienza e vac, la Parola, è l’originaria manifestazione dell’Assoluto (Brahman), il principio vivificatore di tutti gli esseri: è il vento, il respiro della vita. Vac dunque eccede il linguaggio perché funziona come grembo dell’universo. Essa è tanto suono sensibile (sabda) quanto espressione di un significato che esercita un potere d’azione sulle cose, per l’appunto nominandole. Ma che relazione c’è tra la Parola e la Mente (manas)? E se, senza mente non vi sarebbe parola, vero è anche che, senza parole, la mente non potrebbe manifestarsi, sebbene nei Veda si legga che, in un’antica diatriba tra le due, Prajapati si fosse pronunciato a favore di quest’ultima. “Io sono eccellente - disse la Mente - e la Parola disse, io sono eccellente. Prajapati si pronunciò a favore della Mente, dicendo (alla parola): sicuramente la mente è migliore poiché tu imiti solamente e segui ciò che la mente fa: e colui che imita e segue ciò che fa un altro è senza dubbio inferiore”. Ed ancora nei Veda (vol.I, p. 146): “In principio questo universo non era né Essere né Nonessere. In principio, in verità, questo universo esisteva e non esisteva: solo la Mente esisteva.” Dalla stessa etimologia delle parola "manas" e "tra", (traya, proteggere) derivano i mantra, formule che proteggono la mente di chi le pronuncia, rinviando però a un livello più alto e sottile che rimanda alla stessa natura dell’Assoluto. I mantra possono essere paragonati, dunque, a grida d’animali, intonazioni della voce che superano le categorie logiche e soggettive del pensiero e si ricongiungono al cuore dell’Universo. La sillaba sacra più antica e celebre Om, che apre il primo mantra dei Veda, è tutto l’universo. L’Om è composto dalle tre lettere A, U, M e chi le pronuncia evoca con esso l’unità dello Spirito Assoluto. La risonanza prodotta dalla sua vibrazione sfibra la voce fino a svuotarla nel silenzio e, esaurendo il respiro, va oltre ogni articolazione sonora, rinviando simbolicamente alla condizione della mente che trascende ogni attaccamento dalle forme sensibili. Questo silenzio diviene origine di ogni suono e parola, orizzonte in cui le parole ed i suoni si dissolvono, suono insonoro. Per questa ragione l’om si configura e tramanda come la più celebre ed importante sintesi che realizza, su un unico sfondo, la dimensione dell’udibile e dell’inaudito, della realtà contingente e di quella universale, del Tutto e dell’Uno.
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