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EDITORIALE 13 PDF Stampa E-mail

di Mariangela Valentini (tratto da BioGuida n.13 Estate 2006)

 

UNA SCINTILLA DI FUOCO

Più volte il pensiero occidentale ha rischiato l’eurocentrismo, incapace di accogliere il contributo di realtà e saggezze diverse. Vero è stato anche il rischio opposto: un esotismo rovesciato che trova non solo impraticabile qualsiasi comparazione e scambio, ma innalza la diversità ad una dimensione intangibile e scorretta, com’è accaduto alla New Age. Interessante sottolineare che, nelle società piccole, la dimensione locale prevale su quella globale e che in russo, per esempio, il termine “mir” indica tanto villaggio quanto il mondo. Nelle forme di civiltà più veloci e complesse , come l’odierna, gli spostamenti delle popolazioni e le contaminazioni che ne derivano da una parte, e la velocità esponenziale dei mezzi di comunicazione dall’altra rendono sempre più difficile la sedimentazione delle idee e delle forme tradizionali di sapere collegate a questa o quella specifica civiltà. Certo non è pensabile lo sviluppo di alcuna cultura in forma autosufficiente e chiusa. Molti filosofi in Occidente non a caso si sono interrogati su queste questioni individuando nel VI sec. A.C. una sorta di periodo “assiale” della storia del mondo in cui si sono verificate trasformazioni globali in tutta l’umanità: la nascita di Eraclito, Confucio, Lao-tse, Buddha ed i profeti ebrei. E’ nel XVII sec. che le cognizioni degli occidentali approdarono nel paese del Sol Levante e vennero definite dapprima nabangaku (scienze dei barbari del sud) e successivamente rangaku (scienze olandesi). Cercando invece un termine che traducesse la parola filosofia i giapponesi la resero prima con gakushi (conoscenza generale, sapienza) ed in seguito con tetsugaki (scienza e saggezza) senza mai introdurre la parola amore (filein) della nostra etimologia. Quando poi nell’800 gli Stati Uniti costringeranno i giapponesi ad aprirsi al commercio mondiale, essi s’impadroniranno delle tecnologie americane stando bene attenti a separare il carattere “anonimo” del sapere occidentale con l’insegnamento dei maestri zen (pur inviando gli studenti nipponici a studiare l’idealismo tedesco e generando un nuovo asse di pensiero tra Oriente e Occidente). E’ una polarità che resta tuttavia curiosa e che deve indurre a specificare le differenze, tra sapienza mitica e razionalità , senza perdere di vista le similitudini: si è a lungo ed erroneamente pensato all’India per esempio come patria della spiritualità mentre è il paese dove, fin dall’antichità, si è più radicalmente sostenuto l’ateismo e si perdono analogie tra la dottrina di Socrate e la saggezza cinese: “Il maestro disse: ‘Possiedo io forse la conoscenza? Niente affatto! Se l’uomo più umile viene a pormi una domanda, io mi sento come vuoto: mi sforzo allora di andare a fondo alla questione, sviscerandone ogni aspetto”. (Confucio, IX )

(disegno e copertina di Jacopo Fo)




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